Lo spread non è una bevanda alcolica, ma un numero, che indica una differenza percentuale, ad esempio fra rendimenti. Lo spread a cui si fa spesso riferimento, è quello fra il rendimento dei Bund tedeschi e dei Btp (buoni del tesoro poliennali) italiani, di durata decennale. Bund e Btp sono obbligazioni governative (rispettivamente tedesche e italiane), ossia titoli grazie ai quali gli Stati incassano subito dei soldi per poi restituirli, dopo un certo numero di anni, con gli interessi.

Sono titoli di Stato che i governi nazionali emettono per raccogliere del denaro: andando in banca, ad esempio, i cittadini acquistano queste obbligazioni dando allo Stato preziosa liquidità e solo dopo un certo numero di anni sarà possibile riscuotere l’intero capitale con gli interessi. Ad esempio, se i BTP presentano un interesse del 6.00%, e i Bund del 2.00%, lo spread (la loro differenza) sarà pari al 4.00%, ovvero a 400 punti. Lo spread infatti si esprime con numeri di tre cifre che comprendono anche i decimali.

Se dal punto di vista economico uno Stato ha i conti a posto, i suoi titoli sono caratterizzati da un interesse basso, mentre al contrario uno Stato considerato meno affidabile pagherà un interesse maggiore a chi compra le sue obbligazioni. Lo Stato italiano ha infatti un debito pubblico pari a circa il 120% del pil mentre per la Germania la percentuale scende all’80% circa. La questione sembra andare contro la logica: perché un rendimento più alto è sintomo di un’economia in crisi? Molto semplice. Questi titoli sono considerati un rischio dagli investitori: è possibile acquistarli sperando di ricavarne molti interessi, ma bisogna sempre considerare che in seguito ad un ipotetico fallimento si perderà tutto il denaro investito. Per rendere quindi appetibile l’investimento da parte degli scettici, vengono proposti rendimenti molto elevati.

Tradotto in cifre: se si comprano Bund tedeschi al 2%, investendo 10.000 euro, se ne riceveranno 10.200; con i BTP italiani al 6%, in totale se ne potrebbero riscuotere 10.600 ma, mentre per quelli tedeschi il rendimento basso è comunque una certezza, in quelli italiani (più redditizi) vi è sempre l’incognita del fallimento.

Insomma, comprare Bund significa accontentarsi di un rendimento molto basso ma essere quasi certi di ricevere indietro i soldi con gli interessi; comprare Btp italiani significa puntare a un rendimento più elevato confidando che l’Italia non fallirà. Ma quanto più lo spread aumenta, tanti più interessi lo Stato italiano dovrà pagare e tanto meno apparirà economicamente affidabile.

Una crescita dello spread comporta quindi un carico maggiore in termini di interessi che lo Stato deve pagare ai sottoscrittori del proprio debito pubblico: il governo dovra’ fronteggiare questo esborso aggiuntivo o tagliando la spesa pubblica (sanita’, pensioni, eccetera..) oppure aumentando le tasse (vedasi ad esempio IMU, aumento dell’IVA e delle accise sulla benzina). Se il ticket sui farmaci e la benzina aumentano, a parita’ di reddito, diventiamo piu’ poveri. Ecco perche’ lo spread incide sulla nostra vita, e perche’ e’ importante tenere sotto controllo i conti pubblici, diminuendo il debito e creando i presupposti per la crescita del PIL (che genererebbe, oltre che un  maggiore benessere, un aumento delle entrate fiscali).

L’aumento dello spread impatta non solo sulle finanze pubbliche e conseguentemente sulle famiglie, ma anche sulle imprese. Esse infatti subiscono le conseguenze negative di un rialzo dei tassi dei BTp, in quanto sono costrette ad offrire un premio più alto sui mercati dei capitali (o alle banche) per finanziarsi. E il divario dei rendimenti tra imprese italiane e straniere (ad esempio, tedesche) penalizza le prime, in quanto le grava di un costo maggiore, rendendole meno competitive.

Cliccando qui è possibile monitorare l’andamento del differenziale in tempo reale.

COS’E’ LO SPREAD: come si calcola e cosa comporta sulla vita delle famiglie

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